Maurizio Danese nuovo presidente di AEFI

VERONA. È Maurizio Danese il nuovo presidente di AEFI, l’Associazione Esposizioni e Fiere Italiane che riunisce 40 operatori fieristici nazionali, con oltre 1.000 manifestazioni ed eventi organizzati di media ogni anno. La nomina è stata votata oggi dall’Assemblea dei soci di AEFI, riunitasi nella sede di BolognaFiere. Imprenditore nel settore del food service, già vicepresidente di AEFI dal 2018 e presidente di Veronafiere Spa dal 2015, Maurizio Danese (57 anni) succede così a Giovanni Laezza, con mandato fino al 2022. L’Assemblea dei soci di AEFI, inoltre, ha nominato un nuovo vicepresidente, Pietro Piccinetti (amministratore unico di Fiera Roma) che si aggiunge ad Antonio Bruzzone (direttore generale di BolognaFiere) e Lorenzo Cagnoni (presidente di IEG-Italian Exhibition Group), confermati vicepresidenti. AEFI, dal 1983, rappresenta il sistema fieristico italiano e ne promuove e supporta lo sviluppo. Si tratta di un comparto strategico per il Paese, in grado di generare un giro d’affari di 60 miliardi di euro ogni anno, coinvolgendo 200mila imprese e oltre 20 milioni di operatori professionali dall’Italia e dall’estero. «Ringrazio tutti gli associati per la fiducia e chi mi ha preceduto per il lavoro svolto in questo periodo di grave e inaspettata criticità – ha commentato Maurizio Danese –. L’emergenza Covid-19 ha colpito duramente anche il settore delle fiere: quasi il 90% delle rassegne programmate nel 2020 sono state posticipate o cancellate con un danno e una previsione di riduzione del fatturato complessivo che supererà ampiamente il 60 per cento. Non dimentichiamo, poi, l’indotto delle filiere collegate, come quella degli allestimenti, dove si stimano cali anche dell’80 per cento, o delle strutture ricettive. Oggi più che mai serve un nuovo paradigma programmatico e strategico, che metta al centro dell’azione di AEFI la promozione di una grande alleanza tra operatori fieristici e che acceleri anche su fusioni di sistema. Solo così sarà possibile misurarsi con i competitor stranieri, mantenendo al contempo la territorialità e le specificità delle manifestazioni storiche». Le fiere si confermano uno dei più potenti ed efficaci strumenti di politica industriale a disposizione del Paese da cui si originano direttamente o indirettamente quasi il 50% delle esportazioni. Per oltre il 75% delle PMI italiane rappresentano l’unica piattaforma di visibilità internazionale per il business, in grado di garantire alle aziende chi vi partecipano un ritorno dell’investimento fino a dieci volte. « Finora il Governo non ci ascoltato ma deve prendere necessariamente atto che le rassegne fieristiche non possono essere equiparate a spettacoli e sagre, come, purtroppo, abbiamo letto in alcuni DPCM e nel Decreto Rilancio – ha continuato Danese –. Come AEFI, ribadiamo con fermezza la matrice industriale della nostra attività. Per questo, alle Istituzioni chiediamo azioni concrete e incisive che vadano oltre la valutazione di istituire un generico fondo di sostegno, di cui al momento non c’è traccia nei provvedimenti governativi, o finanziare la partecipazione delle nostre imprese a eventi fieristici all’estero, organizzati dai nostri diretti concorrenti». «Senza una strategia e un sostegno reale a livello nazionale – ha concluso il neo-presidente di AEFI –, il rischio è che il nostro sistema fieristico perda peso in Europa e sui mercati di sbocco del made in Italy. Restiamo fermamente convinti di poter dare una grande spinta alla ripresa, conclusa l’emergenza. Con questo obiettivo le fiere italiane hanno sfruttato il lockdown investendo risorse proprie nella creazione di nuovi format sempre più sicuri, tailor made e capaci di integrare l’esperienza fisica con il mondo digitale. In questi mesi abbiamo tenuto sempre il motore acceso: ora aspettiamo dal Governo una data certa e lo stanziamento di aiuti economici calibrati per la ripartenza anche del nostro comparto». «Quello trascorso in AEFI – ha sottolineato il presidente uscente Giovanni Laezza – è stato un anno e mezzo particolarmente intenso che nell’ultimo periodo mi ha visto impegnato nel dialogo con Governo, ministeri e istituzioni competenti per far comprendere il danno subìto dalle fiere e il valore del settore per le imprese e per il rilancio della nostra economia. Tra le numerose proposte elaborate per supportare il settore dal grave impatto della crisi, ci siamo concentrati in particolare sul protocollo per la ripartenza in piena sicurezza, sulla richiesta di una data di riapertura certa e univoca su tutto il territorio nazionale e sulla creazione di un fondo strutturale, per il rimborso delle spese sostenute e dei mancati ricavi causati dal blocco dell’attività fieristica da fine febbraio, proposta che nonostante sia stata sostenuta anche dall’azione congiunta dei governatori di Emilia Romagna, Lombardia e Veneto non ha influenzato le decisioni del Governo. Finora, purtroppo queste nostre istanze sono ancora inascoltate. Lascio al mio successore un grande incarico e auguro di riuscire ove non sono riuscito».

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