Il welfare va in campagna

VERONA. Un tesoretto di fattorie sociali è già iscritto all’albo regionale, mentre un potenziale crescente sul territorio esprime la vocazione per l’economia solidale. I corsi di formazione di Coldiretti lo confermano in termini di partecipazione. A Verona in Camera di Commercio, agricoltori, tecnici e responsabili legali si sono confrontati sulla materia. «Nel formulare la prima legge sull’agricoltura sociale, la Regione Veneto ha intuito la necessità di disciplinare il settore e riconoscere il ruolo strategico della azienda agricola per il welfare – ha detto in apertura dei lavori il presidente di Coldiretti Veneto Daniele Salvagno – A distanza di qualche anno occorre un ulteriore sforzo da parte del legislatore per dare un profilo professionale agli operatori agricoli che scelgono l’integrazione e la terapia per sostenere l’inserimento lavorativo di emarginati o disagiati. Prevedere nella normativa socio sanitaria l’offerta delle fattorie sociali è lo snodo che può portare al successo una normativa ancora pioniera in Italia». La burocrazia non ha scoraggiato i numerosi progetti di sviluppo aziendale nella modalità solidale le tante testimonianze dalla platea lo hanno sottolineato. Creatività e lettura dei bisogni caratterizzano le idee: dalla scuola di campagna anti bullismo all’agrinido, dalla casa della tenerezza all’accoglienza degli ipovedenti, all’impegno lavorativo per persone con disabilità mentale. Nella famiglia rurale l’accoglienza e l’integrazione non è un fatto straordinario. Nell’ambito aziendale c’è spazio per l’anziano, per il figlio in difficoltà e il principio della cura per il prossimo è insito nella quotidianità.

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