Le colline del Prosecco patrimonio dell’ Unesco

TREVISO. Mancano pochi minuti alle 14 quando il ministro della Cultura dell’Azerbaigian sorride sotto i baffi e, come un giudice in tribunale, batte il martelletto di legno: è fatta, le colline del Prosecco di Conegliano Valdobbiadene sono patrimonio dell’umanità Unesco. A Baku il governatore del Veneto Luca Zaia abbraccia il ministro Gian Marco Centinaio. A Valdobbiadene gli agricoltori, collegati con un maxischermo, sono preoccupati per il cielo che minaccia grandine, ma è un giorno di festa atteso da undici anni e niente guasterà il brindisi. A Baku la discussione dura venti minuti, giusto il tempo di un giro di complimenti: il sì è unanime, tutti gli Stati rappresentati danno pieno appoggio al dossier dopo che è stato rivisto escludendo la pianura dalla “core zone”, l’area centrale del sito. Non si vota nemmeno, perché nessuno solleva obiezioni: unanimità. I due minuti che seguono, dedicati allo “speech” dei vincitori, sono la vetrina del ministro Centinaio e, soprattutto, di Zaia, l’uomo che – assieme al presidente del Consorzio Docg Innocente Nardi – più di tutti ha creduto nella candidatura. «Questo riconoscimento – afferma Zaia – consacra il lavoro di un intero territorio, il laborioso gioco di squadra, creato tra istituzioni, esperti, produttori e abitanti, per identificare e far apprezzare al mondo intero identità, valori e caratteristiche di un paesaggio plasmato dall’attività agricola e che si è conservato integro e autentico attraverso i secoli». Il primo effetto concreto del riconoscimento Unesco sarà l’incremento di turisti, stimato dalle categorie economiche in circa un milione di persone in più all’anno. Il doppio rispetto a quelle che arrivano oggi. «Ma posso dire già ora – assicura Zaia – che non autorizzerò nuovi alberghi. Il territorio del Conegliano Valdobbiadene dovrà puntare solo sull’ospitalità diffusa». È passata la linea soft: nessuna imposizione, né nella zona centrale della candidatura (core zone) né nelle fasce cuscinetto (buffer e commitment zone) ma soltanto «linee di indirizzo» che i Comuni adotteranno nei regolamenti. Per essere concreti: il vignaiolo che non occulterà i vasi vinari della cantina non sarà multato dai vigili. Il disciplinare tecnico allegato al dossier di candidatura, presentato dalla Regione e che nei prossimi mesi sarà recepito dai Comuni, ha accolto le osservazioni di Coldiretti e Confagricoltura, scritte dall’avvocato trevigiano Bruno Barel e dal collega Vincenzo Pellegrini. Chiedevano un approccio più morbido, lo hanno ottenuto. «Il dossier di candidatura comprendeva uno schema di disciplinare con le regole per garantire la protezione del territorio nel tempo – spiega l’avvocato Barel -. Il dossier descriveva la situazione attuale, e prefigurava alcune regole di stabilizzazione. Le categorie hanno chiesto meno regole rigide, più orientamenti e buone pratiche». «Ci sono per esempio molte cantine del Prosecco che hanno collocato delle cisterne a cielo aperto. Il tema è: dobbiamo cercare di mascherarle – conclude Barel -. E questo si può fare in molti modi: si può prevedere che il proprietario sia obbligato a nasconderle in un certo modo, oppure dargli una serie di indicazioni più generali. In fondo anche le cisterne sono parte del paesaggio. I progettisti hanno esaminato le nostre osservazioni e ne hanno fatto tesoro nella riscrittura delle norme. È un processo che resta molto aperto». ( La Tribuna di Treviso)