IL TALIAN : IL FRATELLO DEL VENETO AL DI LA’ DELL’OCEANO

 

di Wally Massimo

Prima di illustrare il fenomeno “Talian” è utile ricostruire le dinamiche socio-culturali che hanno portato alla nascita di questo idioma con dignità di lingua “neolatina” a tutti gli effetti. Con l’unificazione dell’Italia, nel 1861 e la successiva annessione del Lombardo-Veneto nel 1866, inizia un processo storico importante che come conseguenza portò il Veneto a produrre una grande emigrazione. All’inizio quest’ultima era diretta verso Austria, Germania e Ungheria e successivamente, con l’apertura delle rotte navali transoceaniche, con meta le Americhe. Verso la fine dell’800 l’agricoltura, nel giovane Regno d’Italia, subisce una profonda crisi. Le ragioni sono molteplici e vanno ricercate nelle innovazioni tecnologiche, nell’introduzione del libero mercato, e nelle importazioni dall’estero che causano una diminuzione dei prezzi con conseguente crisi sociale. Gran parte della popolazione era dedita all’agricoltura e quindi tutto questo portò ad una importante disoccupazione favorita anche dalle avverse situazioni climatiche degli inverni del 1880 e del 1890 che passarono alla storia come i peggiori del periodo causando quasi una carestia. La prima emigrazione, come sopra anticipato, si dirige verso il nord Europa, da Vienna verso Ungheria e Germania per lavorare nelle fabbriche di questi Paesi, carenti di manodopera interna. Questa emigrazione ha però un carattere temporaneo e coinvolge singoli individui e non nuclei familiari. Questo tipo di emigrazione temporanea o stagionale diminuirà dal 1870 fino al 1876 quando un’emigrazione permanente transoceanica di interi nuclei familiari comincerà a farsi strada. I veneti sono i primi in Italia a prendere la via dell’emigrazione sui bastimenti che partendo da Genova si dirigevano verso Brasile e Argentina. L’emigrante tipo era un bracciante o un piccolo coltivatore, semianalfabeta che parlava la lingua della Serenissima e poco conosceva di italiano. Questa fuga dalla povertà fu facilitata dall’ abolizione della schiavitù in Brasile iniziata nei 1876 e definitivamente sancita nel 1889 con la conseguente carenza di manodopera nelle grandi piantagioni soprattutto di caffè. Inizia in questo periodo un vero e proprio reclutamento effettuato da cosiddetti agenti di emigrazione che erano intermediari che agivano in nome di compagnie navali e di paesi come il Brasile e l’Argentina. Questi si servivano di recrutatori che battevano le vie di piccoli paesi e contrade promettendo a questa gente disillusa il viaggio gratuito in bastimento, una piccola somma per iniziare un’attività e talvolta la fornitura di attrezzi agricoli o una nuova casa nei villaggi che si stavano costruendo per accoglierli al di là dell’oceano. Complice l’incremento demografico e la crisi economica nel giovane Regno d’Italia, i braccianti della pianura padana videro in questa opportunità una sorta di riscatto sociale. All’epoca si parlerà di vero e proprio esodo. Il soprannome “Merica” che sopravvive in alcune zone del Veneto e dato ad alcuni nuclei familiari, era riferito a coloro che pur partiti per le Americhe avevano però fatto ritorno in patria delusi da opportunità che non avevano trovato. Le province che in Veneto ebbero i numeri più alti di emigrazione furono Belluno, Vicenza e Treviso. Per quanto riguarda il veronese furono soprattutto gli abitanti della Lessinia e del basso veronese a partire. Sono molti i centri con nomi di città venete fondate da migranti delle stesse terre: Nova Pàdua, Nova Bassano, nova Treviso, Nova venezi, Nova Vicenza, etc. Il talian o veneto brasiliano è parlato da circa 500.000 persone come prima lingua, ma da ben 4.000.000 di persone negli stati brasiliani di Rio Grande do Sul e Santa Catarina. Naturalmente oltre ai veneti in quelle zone, con clima simile a quello del nord Italia, emigrarono anche lombardi, trentini e friulani. Poiché i parlanti di lingua veneta erano i più numerosi nacque una “koiné” e cioè una lingua comune originata dall’unione di vari dialetti ma con preponderanza di lemmi di origine veneta. Nelle comunità rurali si sviluppò un trilinguismo tra dialetti particolari, la koinè veneta (il talian) e il portoghese. Il portoghese è la lingua predominante nei centri maggiori, mentre la lingua d’uso principale nei centri urbani minori è il talian. L’influenza del portoghese è palese nel lessico perché certi vocaboli erano inesistenti al momento dell’emigrazione. Nel 2009 il talian è stato dichiarato parte del patrimonio linguistico degli Stati del Rio Grande do Sul, di Santa Catarina e del Paranà, nel 2014 patrimonio culturale dell’intero Brasile. Esistono numerosissime attività culturali in favore del talian sia alla radio che sui giornali. In particolare 40 radio trasmettono il programma “Taliani Nel Mondo”, realizzato da Edgar Marostica. Il talian trasmesso da queste radio è caratterizzato ovviamente da una forte influenza lessico-grammaticale con il portoghese. Giorgia Miazzo studiosa, tra altre discipline, dell’emigrazione veneta, definisce il talian una lingua “viva” con la quale si scrivono poesie, canzoni, libri e si fa teatro. Inoltre si celebrano messe ed è stata riconosciuta ufficialmente dai tre governi degli stati interessati. E inoltre considerata la seconda lingua più parlata in Brasile. Questo è un risultato straordinario se pensiamo che durante la seconda guerra mondiale il “talian” fu proibito dalle autorità brasiliane entrate in guerra a fianco degli “alleati”.

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