BRETAGNA E VENETO TERRE DEGLI ANTICHI VENETI

di Wally MASSIMO
Lo stupore e la curiosità suscitati in me alla vista di insegne come: “Voyages Venet” e “La Biscuiterie des Vénètes” nella amata Bretagna (precisamente nel Morbihan), terra di marinai e ortensie, destinazione più gettonata delle mie vacanze “on the road” (camper e bici), mi hanno indotto ad approfondire la materia.  
I Venèti o Venetici, ormai non c’è più ombra di dubbio, avevano come luogo di origine l’Asia Minore e precisamente la zona a sud del Mar Nero. Le fonti scritte ci rimandano a Omero, Virgilio, Tito Livio, Plinio il Vecchio, per citarne alcuni. Tutti loro, Greci e Latini erano concordi nell’asserire che il luogo preciso della loro provenienza era una terra conosciuta con il nome di Paflagonia, toponimo riferentesi alla parola “cavalli” nella loro lingua.
Quello che ci viene raccontato da questi classici è che dal paese dei Venèti (Eneti nella loro lingua) partono i Paflagoni con alla testa il loro capo Pilemene, i quali vengono segnalati a Troia, nell’omonima e celeberrima guerra al fianco dei Troiani (ILIADE.B., 851855-2). Ma Pilemene muore a Troia e i Venèti, che erano già stati espulsi dalla Paflagonia, orfani di una patria e un capo si rivolgono ad Antenore. Lui ne accettò il comando e alla loro testa, tra il XIII e il XII secolo a.C., approda in un grande golfo individuato tra Trieste e Venezia. La loro partenza fu possibile grazie al fatto che dopo la presa di Troia, i Greci furono feroci con tutti gli altri Troiani, ma nei confronti di Enea e Antenore non ci furono ritorsioni, perché essi furono fautori della pace e della restituzione di Elena. E quindi i Venèti si stanziarono nella pianura tra Venezia e il lago di Garda. Questa era una terra perfetta per l’allevamento dei loro cavalli, ma usurparono il territorio degli Euganei (popolazione preistorica di origine incerta) i quali da allora furono costretti a riparare verso la Rezia (i Camuni) a nord e lungo le rive del lago di Garda a ovest. Lo stesso Virgilio narra della felice sorte di Antenore che approda nell’insenatura dell’Adriatico e fonda Padova, rispetto all’ “affannoso navigare del figlio Enea”. Omero nell’Odissea e Virgilio nell’Eneide asseriscono che vi furono sia migrazioni via mare che via terra e che parte di queste  continuarono il loro cammino attraverso le Alpi, in Austria (la parola Vienna, e la parola Venezia provengono con evidenza dall’etimologia della parola Venèti). Poi proseguirono attraverso la Svizzera (senza dimenticare che il lago di Costanza era conosciuto, in antico, con il nome di Venetus) con destinazione finale la Gallia e precisamente quella che oggi è la penisola della Bretagna (Armorica), sulle sponde dell’oceano tra le foci della Senna e della Loira  con il loro centro Darioritum, città oggi denominata Vannes (l’etimologia segnala ancora una volta la sua identità) nel dipartimento del Morbihan. Tutto questo è anche attestato da Cesare nel suo “De Bello Gallico”. Quello che questi popoli portarono di più significativo in occidente fu la cultura del ferro. A testimonianza di ciò, oltre a oggetti di vario impiego, sono state trovate, in Francia, monete in ferro con, su uno dei due lati, la rappresentazione di un cavallo (simbolo anche dei Venèti del nostro Veneto).  In Bretagna, che all’epoca era parte della Gallia, i Venèti erano conosciuti come un popolo che lungo tutta la costa marittima, gode di maggior prestigio, perché possiedono molte navi che fanno rotta verso la Britannia attraverso quel mare tempestoso e aperto con grande maestria. Questa caratteristica permise loro di esercitare un’egemonia economica e politica sulla federazione armoricana.  Quando Giulio Cesare iniziò la campagna di conquista della Gallia, conobbe una strenua difesa delle popolazioni Venète e solamente nel 56 a.C., con una flotta che comprendeva le navi dei Pitti e dei Namneti (Nantes), acerrimi nemici dei Venèti, riuscì nella sua impresa.
Una curiosità: nel fumetto di Asterix e Obelix si narra di un piccolo villaggio bretone, situato in Armorica, che resiste come ultimo baluardo della Gallia alla conquista di Cesare, intorno al 50 a.C., grazie alle gesta dei suoi due eroi protagonisti. E non è fantasioso accomunare questo villaggio ad un ipotetico villaggio di Venèti, che furono gli ultimi a resistere ai Romani, oltre a essere dei grandi viaggiatori, come Asterix, che durante le sue avventure incontrerà Cleopatra e sbarcherà nelle Americhe. E noi questa curiosità la accettiamo con un sorriso.
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