Dopo la neve, il gelo minaccia le colture a Treviso

TREVISO. Dopo la neve, il gelo. Solo nelle ore notturne, solo mercoledì e giovedì, ma un paio di gradi sotto lo zero saranno sufficienti a mandare in crisi molte colture: l’asparago, pesche e albicocche, mandorle e susine. Coldiretti lancia l’allarme: «Si tratta degli effetti di un pazzo inverno segnato da precipitazioni superiori del 16 per cento rispetto alla media storica tra pioggia, neve e gelo che hanno causato danni che potrebbero raggiungere i 300 milioni di euro a livello nazionale». Nella Marca preoccupazione soprattutto per l’asparago Igp di Badoere e Cimadolmo, la cui produzione rischia di essere compromessa. Una situazione simile si visse l’anno scorso, quando – ad aprile – una gelata improvvisa rovinò le gemme del prosecco. Stavolta l’impatto dell’ondata di freddo sarà attenuato perché la maturazione delle colture è in ritardo rispetto al 2017, complice un febbraio più freddo della media. È nei prossimi giorni che sarà testata la resistenza della campagna: «Da oggi il tempo migliorerà, avremo una settimana con tempo buono ma molto freddo» spiega Antonio Sanò, fondatore de ilmeteo.it, «prevediamo gelate soprattutto mercoledì mattina e giovedì mattina: minime a meno 2 gradi, di giorno 7-8 gradi. Non è la prima volta che succede in Veneto, ma alle gelate bisognerà comunque fare attenzione. Dopo giovedì l’apice del freddo sarà passato. Nei prossimi giorni non pioverà più, c’è invece un punto di domanda per la domenica delle Palme perché una perturbazione sul Mediterraneo potrebbe risalire più a Nord». Quadro poco incoraggiante per le colture. Su scala nazionale Coldiretti si dice molto preoccupata: «La produzione di miele di acacia purtroppo è compromessa, senza contare che il prolungarsi del maltempo posticipa, dove i terreni sono coperti dalla neve o inzuppati d’acqua, anche le semine di mais, legumi e in generale delle produzioni estive come i pomodori, le melanzane e i peperoni. Anche i vivai sono in difficoltà perché non si apre la stagione primaverile e sono costretti ad affrontare ingenti spese di riscaldamento, molti decidono di chiudere le serre e bloccare le coltivazioni». A livello locale invece è l’asparago a dare le preoccupazioni maggiori: «Asparago bianco e verde sono “sotto tunnel” perché di solito il 19 marzo le temperature sono diverse; sono colture protette ma non riscaldate: due gradi sotto lo zero compromettono la produzione del verde che sta ricacciando» spiega Walter Feltrin, presidente Coldiretti Treviso, «il film di nylon potrebbe non reggere la temperatura. Un altro problema riguarda l’asparago bianco, che viene coperto da 20-25 centimetri di terreno sciolto e asciutto (processo di baulatura). Negli ultimi 15 giorni non c’erano le condizioni per la baulatura, significa che la maturazione sarà in ritardo». Feltrin sottolinea anche un’altra minaccia collegata a un’eventuale carenza di asparago: «Le nostre tavole rischiano di essere invase da asparagi prodotti in Cile, tolti dalla scatola originale e rivenduti come asparago Igp trevigiano. L’anno scorso si era già verificato qualche episodio di questo genere, ora temiamo che possa ripresentarsi». Infine, uno sguardo alle altre colture: «Per il radicchio siamo tranquilli, anzi, un po’ di fresco gli fa bene. Alcune varietà di frutta, invece, avevano le gemme già aperte, e in questo caso le prospettive sono nefaste: nella nostra provincia soffriranno soprattutto albicocche, pesche e ciliege. Una volta che è esplosa, c’è il rischio che venga “bruciata” dal ghiaccio. Problema che in questa fase non esiste per i vigneti, che hanno ancora le gemme chiuse. E anche tutte le altre fioriture saranno posticipate, visto il freddo».  ( da Tribuna di Treviso )

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