L’Harry’s bar è anche un po’ Veronese

di Wally Massimo

Giuseppe Cipriani nasce a Verona da genitori e nonni veronesi, e precisamente a Montorio, paese a pochi chilometri dal capoluogo, verso nord-est dove la terra comincia ad innalzarsi per salutare poi, alle sue spalle, la Pianura Padana. Dopo varie esperienze nell’ “hotellerie” in Germania e in Francia il giovane Giuseppe, negli anni 20, si trasferisce a Venezia e diventa barman all’hotel Europa & Britannia. In quell’hotel, nello stesso periodo, soggiorna anche una ricca signora americana che si è trascinata in Italia il nipote, nel tentativo di allontanarlo da un iniziale vizio dell’alcol. Ma Harry Pickering, questo è il nome del giovane americano, venne poco dopo abbandonato dalla zia, con pochissimi soldi, dopo un litigio. Giuseppe s’intenerisce sentendo la storia del povero ragazzo e decide di prestargli 10.000 lire (cifra importante per l’epoca) per permettergli di acquistare il biglietto del piroscafo per tornare in patria. Due anni dopo, nel 1931, Harry ritorna a Venezia e restituisce le 10.000 lire a Giuseppe aggiungendone altre 30.000. Grazie a questo gesto di gratitudine ora Giuseppe è in grado di realizzare il suo sogno: aprire un’attività tutta sua. Il 13 maggio 1931 inaugura l’Harry’s bar, dal nome del suo benefattore. Il locale è di 45 metri quadrati nei pressi di Piazza San Marco all’inizio della calle Vallaresso dal lato del Canal Grande. Nel 1930 in casa Cipriani era nata la piccola Carla che sposerà il regista Tinto Brass.  Il 23 aprile 1932 nasce il piccolo Arrigo (così chiamato, anche lui, in onore del giovane americano). Anche Arrigo Cipriani, come il padre, nasce a Verona e precisamente nelle case dei ferrovieri a Porta Vescovo. Questo fu possibile perché la madre, in visita ai suoceri, i nonni di Arrigo, gli dà la luce proprio lì. Arrigo Cipriani a Verona trascorrerà parte della sua fanciullezza, anche per i frequenti soggiorni a casa dei cugini, il cui padre, suo zio, era proprietario di un calzificio a Borgo Venezia, tuttora in attività. In casa Cipriani si continuerà a parlare veronese. Tornando alla nuova attività del padre Giuseppe bisogna dire che incontrò subito il favore di una clientela che ne favorì l’immediato successo. Si trattava di intellettuali e aristocratici che avevano in Venezia una delle loro mete privilegiate. Lo frequentavano Arturo Toscanini, Charlie Chaplin, Orson Wells, Truman Capote, Peggy Guggenheim, William Somerset Maugham e molte altre celebrità. Durante la seconda guerra mondiale il bar venne confiscato e diventò una mensa per i marinai. Alla fine della guerra il locale riprese la sua attività e proprio lì nell’inverno tra il 1949 e il 1950 Ernest Hemingway divenne un cliente fisso tanto da avere un tavolo riservato solamente a lui. Strinse un rapporto di vera amicizia con Giuseppe Cipriani nel periodo in cui stava scrivendo “Di là dal fiume e tra gli alberi”, in cui l’Harry’s Bar viene citato varie volte.  Cipriani, per la sua clientela ideò tutta una serie di cocktail e ricette originali. Il suo cocktail più famoso, era il 1948, è il  Bellini conosciuto in tutto il mondo (prosecco locale o spumante brut con purea di pesca). Questo nome gli fu dato per la rassomiglianza del suo colore con la toga di un santo in un dipinto di Giovanni Bellini. Ma la genialità di Giuseppe continua e nel 1950 crea il famoso Carpaccio. La Contessa Amalia Nani Mocenigo non poteva mangiare carne cotta e per lei Cipriani crea un piatto con filetto crudo tagliato sottilissimo e condito con una salsa a base di maionese.  In quell’anno a Palazzo Ducale c’era una mostra del Carpaccio che usava spesso un rosso intenso.Alla morte del padre Giuseppe, nel 1980, il figlio Arrigo si mette al timone dell’impresa di famiglia con il successo che tutti conosciamo. Dal 2001 l’Harry’s Bar, che nel frattempo si è moltiplicato in vari paesi del mondo, è diventato patrimonio nazionale del Ministero dei Beni Culturali. Due dei nostri più grandi cantautori lo citano: Fabrizio De Andrè nell’album “Rimini” e Paolo Conte nell’album “Appunti di viaggio”.
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