DA VENEZIA AL LAGO DI GARDA IN NAVE ATTRAVERSO I MONTI

                                              di Wally MASSIMO    

Per capire le dinamiche che hanno portato all’esecuzione di tale incredibile impresa non si può non partire dalla situazione in cui si trovava il mondo conosciuto a metà del XV secolo. Costantinopoli è l’ultimo baluardo del morente impero bizantino e Maometto II a capo degli ottomani sta per cancellarla e decretare così la fine dell’Impero Romano d’Oriente. Venezia non sta a guardare perché troppi sono i suoi interessi commerciali in Oriente e grande il rischio di perdere tutte le agevolazioni fiscali, e allora perché inimicarsi il nascente Impero Ottomano? La soluzione è di appoggiare segretamente Basileus (Costantino XI), ma allo stesso tempo far sapere a Maometto II che Venezia non è contraria al nuovo sovrano.  L’Oriente, ormai è chiaro, è perduto e allora perché non cercare una via di espansione militare e politica nell’entroterra? A Palazzo Ducale le antiche famiglie nobili non sono d’accordo, ma i nuovi nobili, che non hanno più interessi in oriente, votando compatti al Maggior Consiglio, decretano che il futuro di Venezia sarà l’entroterra veneto. I Veneziani erano poco avezzi alla terraferma, ma ormai quello era il futuro della Serenissima. Così in tempi piuttosto rapidi Venezia conquista Padova e poi Verona, ma Brescia si offre volontariamente al controllo dei Dogi considerando il governo lagunare migliore del dispotico controllo visconteo. Il 20 novembre 1426 Brescia passa sotto il controllo di Venezia decretando di fatto la guerra con Milano. Fu così che nel 1438, il duca di Milano Filippo Maria Visconti, dichiarò guerra alla repubblica di Venezia e con una serie di fortunate coincidenze prese il controllo delle terre lombarde fino al lago di Garda meridionale. Il capitano di ventura Niccolò Piccinino, al soldo del ducato di Milano, pose sotto assedio Brescia, la quale resistette, chiedendo soccorso al senato veneto. Purtroppo essendo l’esercito milanese asserragliato anche nei castelli di Peschiera del Garda e di Desenzano, uno scontro frontale sarebbe stato troppo dispendioso. Così avendo il Piccinino il controllo su tutto il territorio meridionale del lago, al condottiero veneto Gattamelata (Erasmo da Narni) non restava che accedere da settentrione, cioè da Torbole o da Riva. L’unica possibilità che restava era quella di elaborare un piano militare che permettesse alle proprie truppe di sorprendere l’esercito visconteo passando a nord del lago. Brescia era allo stremo e così il 1° dicembre 1438, il Maggior Consiglio dopo una lunghissima seduta approvò la proposta presentata dall’ingegnere Blasio de Arboribus, al servizio della Serenissima, e dal marinaio greco, Nicolò Sorbolo. La proposta fatta è strabiliante e il suo nome in codice è “GALEAS PER MONTES”. Nel progetto si prevede di trascinare, lungo la valle dell’Adige, una flotta di navi, di trarle a secco prima di Rovereto e farle arrivare al lago di Garda su rulli di legno lungo tutto il percorso della valle di Loppio fino a Torbole e da lì calarle nel lago per poter forzare il blocco e avere via libera alla volta di Brescia e Milano. Ciò viene realizzato con 25 grosse barche, 2 galee e 6 fregate (o 6 galee e due fregate secondo le fonti) , che salpano nel gennaio del 1439 da Venezia alla foce dell’Adige passando per Sottomarina di Chioggia e risalendo il fiume passando per Legnago e per Verona. Essendo a Verona l’Adige in magra, fu applicato ad ogni imbarcazione una sorta di galleggiante di legno per proseguire fino alla chiusa del Ceraino fino ai Lavini di Marco, poco a sud di Rovereto e a Mori.  Qui vennero assoldati sterratori, falegnami e carpentieri che crearono         una nuova strada fatta di legno, livellando il terreno, togliendo alberi, macigni e due case. A Mori la flotta venne tirata in secco e caricata su delle “macchine a tal fine inventate”. Poi, grazie a 2000 buoi requisiti sul posto e a centinaia di marinai e rematori con uomini del luogo, le imbarcazioni vengono fatte rotolare su rulli sopra la strada di tavole di legno, passando per Mori e il lago di Loppio (ora scomparso), che permise di rimettere la flotta in acqua per due chilometri. Poi le imbarcazioni vennero nuovamente tirate in secco e trascinate sul ripido pendio verso il passo di San Giovanni. Durante la ripida discesa dal passo verso Nago, le navi vennero trattenute con grosse funi assicurate ad argani e fatte scivolare lentamente verso la riva del lago a Torbole. Si racconta che il peso delle navi era così grande che diversi ulivi secolari, a cui erano stati fissati gli argani,  furono strappati dal terreno e che, per frenare la discesa, si attese il forte vento che soffia da sud nel pomeriggio e di spiegare le vele per alleggerire il peso delle imbarcazioni. La complessa operazione, durata 3 mesi, costò alla Repubblica di Venezia 15.000 ducati, ma fu una delle più importanti opere di ingegneria militare mai realizzata fino ad allora e, come tale, divenne famosa in tutta Europa. Purtroppo la flotta non riuscì a celarsi ai milanesi e fu perso così il fattore sorpresa sul quale contava Piero Zen, capitano della flotta veneziana. Lo scontro avvenne al largo di Desenzano e vinsero i milanesi, che erano in numero maggiore e che catturarono una parte della flotta. Solo due galee veneziane riuscirono a riparare a Torbole. Brescia restò sotto assedio, ma essendo la parte settentrionale del lago sotto il controllo veneziano, la Serenissima riuscì a portare aiuti e derrate che permisero a Brescia di resistere per un altro anno all’assedio. Durante lo stesso anno, il 1439, a Torbole venne allestita una nuova flotta veneziana ancora più potente, grazie al materiale trasportato da Venezia, attraverso l’ormai collaudato itinerario Adige-Loppio-Torbole. Nell’aprile del 1440 ci fu lo scontro tra la nuova flotta veneziana, comandata da Stefano Contarini, e quella milanese al largo del Ponale e questa volta Venezia vinse conquistando il completo dominio del lago. Nel soffitto della sala del Maggior Consiglio nel Palazzo Ducale di Venezia un dipinto del Tintoretto rappresenta il durissimo scontro con i milanesi.
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