Bankitalia, cresce l’economia veneta

Secondo l’indagine della Banca d’Italia su un campione di imprese dei servizi privati non finanziari, oltre la metà degli operatori ha dichiarato un aumento del fatturato nei primi nove mesi del 2017 a fronte di meno del 10% che ha segnalato un calo. Le prospettive a breve termine sono positive: il saldo tra le aziende che esprimono aspettative di crescita degli ordini a sei mesi e quelle che prevedono un calo è positivo per 28 punti percentuali. La crescita dei livelli di attività ha contribuito al miglioramento della redditività delle imprese manifatturiere e dei servizi: il 78% degli operatori interpellati nell’indagine della Banca d’Italia prevede di chiudere l’esercizio 2017 in utile (lo scorso anno erano il 71%). La maggiore redditività ha favorito un ulteriore rafforzamento della posizione di liquidità finanziaria, data dal rapporto tra i depositi e i titoli quotati detenuti presso le banche e i prestiti a breve termine, che è in atto dal 2013. Nel settore delle costruzioni, dove i livelli di attività si erano stabilizzati lo scorso anno dopo una lunga fase recessiva, i segnali di ripresa stentano invece a consolidarsi a causa delle persistenti difficoltà nel segmento residenziale delle nuove abitazioni e della debolezza della domanda pubblica. Nel primo semestre il fatturato e gli ordinativi delle imprese edili venete sono rimasti pressoché invariati rispetto al corrispondente periodo dell’anno precedente. Sul fronte lavoro i numero di occupati, in  crescita dall’inizio dello scorso anno, è ulteriormente aumentato (+2,3% nel primo semestre) tornando sui livelli pre-crisi. Con il venir meno degli incentivi pubblici alla stabilizzazione dei rapporti di lavoro, la crescita si è concentrata soprattutto nei contratti a tempo determinato. Il tasso di disoccupazione è calato al 6,3% (dal 6,9% del primo semestre del 2016). L’incremento dei redditi da lavoro dipendente ha contribuito a sostenere la spesa delle famiglie (nei primi sei mesi le vendite al dettaglio sono cresciute dello 0,6%), queste hanno anche accresciuto il proprio indebitamento, beneficiando di condizioni di accesso al credito distese. Le scelte di investimento finanziario delle famiglie sono state ancora influenzate dalla preferenza per strumenti liquidi e poco rischiosi: a giugno 2017 i depositi bancari delle famiglie sono cresciuti del 3,9% sui dodici mesi. Tra le forme tecniche è proseguito il processo di sostituzione dei depositi a risparmio con i conti correnti (rispettivamente -3,8% e 8,9%).Tuttavia la prolungata erosione dei rendimenti della raccolta bancaria ha favorito anche la crescita dei prodotti del risparmio gestito: i fondi comuni detenuti presso le banche sono cresciuti del 13,0%. I finanziamenti bancari all’economia regionale sono tornati a crescere moderatamente (+0,6% a giugno, sui dodici mesi, +0,5% a settembre in base a dati ancora provvisori), dopo cinque anni di calo ininterrotto. Alla crescita dei prestiti alle famiglie (+2,8% a giugno), connessa con l’acquisto di beni durevoli e abitazioni, si è associata la stabilizzazione dei prestiti alle imprese (-0,4% a giugno) che ha interessato, in particolare, l’industria e i servizi, i finanziamenti alle costruzioni e alle piccole imprese sono invece ancora diminuiti.  Il miglioramento delle condizioni reddituali e finanziarie delle imprese si è riflesso positivamente sulla qualità del credito: lo scorso giugno il flusso di nuovi prestiti deteriorati in rapporto al totale dei prestiti alle imprese (tasso di deterioramento) è sceso al 2,4%, in linea con la media nazionale

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