L’antica Festa de le Fae bolle da secoli nel pentolone di San Giorgio Ingannapoltron

 di Michela Saggioro

 

Nel mese di novembre San Giorgio Ingannapoltron (frazione del Comune di Sant’Ambrogio di Valpolicella, Verona) si veste a festa per la tradizionale “Festa delle Fae” (fave). Si tratta di una manifestazione dalle origini e dal sapore antico, che celebra uno tra i piatti più poveri ma fondamentali per l’alimentazione delle famiglie contadine locali in passato. La festa affonda le sue radici nell’antichità e dopo essere stata regolarmente celebrata tutti gli anni fino al 1924, la sua presenza ha cominciato a rarefarsi sempre è più fino quasi a scomparire. Fino a quando, nel ’73, la lungimiranza e l’interesse della Pro Loco, e ora dell’attuale Consorzio Pro Loco Valpolicella, le ha ridato vita e il giusto pregio. L’usanza locale di cuocere le fave per la comunità deriva da un rituale pagano pre-cristiano: le fave, legumi che per primi sbucano dal terreno primaverile dopo che il seme è stato sepolto nella terra, erano il simbolo dell’immortalità e per gli antichi custodivano le anime dei trapassati. Una “bollitura” che esorcizza la morte, rendendo il legume fonte di vita e nutrimento. Ugualmente oggi, in occasione della Festa delle Fae, i figuranti del paese si vestono con abiti tradizionali, issano un enorme paiolo sopra la “piera de le fae” e le cuociono. Da qualche tempo la festa delle fave è bio: dal 2016 per la minestra vengono utilizzate fave biologiche del Presidio Slow Food di Carpino (Fg), per sostenere gli agricoltori colpiti dalle alluvioni. Una scelta nata dalla collaborazione con la Condotta Slow Food Verona e Consorzio del Monte Veronese. La ricetta della minestra di fave non si scosta dall’originale: le fave secche, messe a mollo per un po’ di ore, si lasciano bollire a lungo sul fuoco senza sgusciarle, assieme a patate, pancetta o lardo o cotica e acqua. Ci si versa successivamente farina addensata con soffritto di cipolla e infine si condisce con un filo d’olio di oliva. Et voilà: fave cotte rispettando l’antica tradizione, fumanti e ovviamente accompagnate da un buon bicchiere di vino Valpolicella, recioto o amarone. Ne viene distribuito un piatto a ogni capofamiglia del paese (…ma per i turisti: non preoccupatevi, da qualche anno anche agli ospiti del paese, n.d.r.). Si ricorda anche che in occasione della Festa delle Fae il borgo di San Giorgio viene chiuso al traffico dalle ore 9.00 alle 18.00 e viene attivato un bus navetta (costo 2,00 euro) con partenza e arrivo presso il Quartiere fieristico di Sant’Ambrogio di Valpolicella, con parcheggio gratuito. Per informazioni: Consorzio Valpolicella tel. 045 7701920 o email info@valpolicellaweb.it Infine un cenno storico sulla località veronese: la frazione di San Giorgio, abbarbicata con la sua Pieve antica sopra il Comune di Sant’Ambrogio di Valpolicella,si raggiunge con una camminata lunga e faticosa, il che spiega l’origine del nome: Ingannapoltron, poiché la chiesetta pare vicina, agli occhi di chi spera di raggiungerla, ma è sempre troppo lontano e tortuosa per i “poltroni”, cioè per gli scansafatiche. Un’origine ironica per un nome che aggiunge al toponimo del Santo Giorgio anche “in Ganna” o “ganne”, termine pre-romanico pertinente alle Alpi orientali, che significherebbe “mucchio di pietre” o “località rocciosa e pietrosa”. Da secoli il Comune è legato all’attività estrattiva di marmo pregiato.  Se sarete ospiti del ridente paese di San Giorgio Ingannapoltron vi consigliamo di non perdere l’Antiquarium, il museo adiacente alla Chiesa che riunisce reperti archeologici protostorici, romani e altomedievali rinvenuti nel territorio circostante, e la famosa Pieve, con il caratteristico chiostro.

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