Scarpe ,Treviso è seconda in Italia per export

TREVISO. La Marca fa la voce grossa nel settore delle calzature, e con un 2016 da record sale sul secondo gradino del podio nazionale dei distretti, dietro a Firenze e davanti a Milano. È l’export, nonostante le tensioni con Russia e Stati Uniti, a trainare le calzature trevigiane: nel 2016 si è superato il miliardo di euro, con un balzo del 6,1 per cento rispetto al 2015. I numeri (incoraggianti) emergono da uno studio nazionale di Assocalzaturifici basato su dati territoriali dell’Istat, e abbracciano sia i produttori di calzature finite (eccetto quelle da sci e snowboard) che la filiera delle principali componenti, un quadro quindi più ampio rispetto a quello dello Sportsystem che pure, nelle scorse settimane, grazie ai buoni risultati dell’export aveva attirato a Montebelluna e dintorni importanti investitori americani. Il report di Assocalzaturifici dice, in sostanza, che la crisi nel distretto trevigiano delle calzature è finita nel 2009, anno che ha segnato un calo di quasi il 10 per cento rispetto ai precedenti (con l’export a quota 820 milioni), da allora a oggi infatti il borsino delle esportazioni ha sempre mostrato il segno più, e il 2016 è stato quello con la crescita maggiore dal 2010 a oggi. Con il suo miliardo di euro la provincia di Treviso si colloca quindi al secondo posto delle province italiane, di 200 milioni dietro a Firenze e di 100 davanti a Milano, assorbendo una quota dell’11 per cento sul totale nazionale dell’export (altro numero in crescita: più 0,4 per cento rispetto al 2015). In un quadro sostanzialmente positivo, quello che preoccupa per il prossimo futuro sono le tensioni internazionali, come gli imprenditori hanno avuto modo di riferire al ministro degli Esteri Alfano in visita nella Marca una settimana fa.Ancor di più se si pensa che tra i primi dieci Paesi per export (in testa la Germania, con 164 milioni di euro, seguita da Francia e Spagna), solo uno nel 2016 si è caratterizzato per un trend negativo: gli Stati Uniti, crollati dell’8,4 per cento (ora sono a quota 45 milioni di euro), ancor prima che i dazi alle merci europee paventati da Trump siano diventati realtà. A fronte del calo americano, le calzature di Marca hanno iniziato a sfondare verso Est, sia in Europa che in Estremo Oriente. È qui che si sono registrate, nell’ultimo anno, crescite a doppia cifra: del 14 e del 17 per cento in Polonia e Repubblica Ceca (business totale da 39 milioni di euro), e soprattutto del 59,9 per cento in Cina, dove tuttavia l’impatto delle vendite resta modesto, e non riesce ancora a sfondare quota 10 milioni di euro. Curioso come la sola Hong Kong sia già a quota 11 milioni.Briciole, per un distretto che punta a rafforzarsi su scala globale. Il report dice anche che i produttori di Marca continuano a rifornirsi in gran quantità dai Paesi in cui la manodopera è a basso costo (totale import: 859 milioni). La Romani è in vetta per quanto riguarda le importazioni (in particolare di parti di calzature), a quota 241 milioni, seguita da Cina, Vietnam, Cambogia, Indonesia, India e Serbia.

da  la tribuna di Treviso

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