Intervista ad Angelo Paratico autore di ” Un intellettuale cinese nel Rinascimento italiano”

 

Incontriamo Angelo Paratico al FCC di Hong Kong, il leggendario club dei corrispondenti esteri e ci sediamo nella Quiet Room dove sedeva Tiziano Terzani, proprio sotto alla targa della Reuters di Saigon, strappata dal muro nei giorni dell’invasione nordvietnamita. Vicino all’entrata sta il busto bronzeo di Richard Hughes, il brillante giornalista australiano che appare nei romanzi di John Le Carrè e di Ian Fleming. Egli par quasi fissarci con severità, mentre parliamo all’autore e prendiamo nota.

Allora, Angelo, il tuo libro su Leonardo Da Vinci sta finalmente per uscire in Italia?

Credo sia già uscito, in versione cartacea ed ebook, presso Gingko editore di Bologna e fra tre mesi uscirà in Corea.

E in Cina?

Il mercato dei libri in Cina è complicato, ma sono in contatto con un agente per una possibile riduzione cinematografica, pur trattandosi di un libro storico e non di un romanzo.

OK, non-fiction, ma è tutto storico e provato? Sei davvero convinto che sua madre, Caterina, fu una schiava cinese?

Non esiste mai una storia provata, anche per i casi storici più semplici, figuriamoci per quelli complessi, quel è appunto quello di Leonardo Da Vinci. In uno dei capitoli del mio libro riporto una frase di uno studioso di storia classica, Eric H. Cline, il quale cita l’immortale Sherlock Holmes, nel suo “Il Mastino dei Baskerville”. Holmes dice a Watson che è spesso necessario far un uso scientifico della propria immaginazione per trovare la quadra fra varie probabilità, e poi optare per quella che ci pare più plausibile. Uno storico che voglia scrivere di Leonardo è spesso costretto a seguire l’esempio indicato da Sherlock Holmes…

Ho letto l’edizione italiana in PDF del tuo Leonardo, che mi avevi cortesemente girato, e devo dire che mi è piaciuta più di quella inglese; vi ho trovato alcune notizie che in quella mancavano. Inoltre, la presentazione di Salvatore Giannella, con il cameo di Carlo Pedretti, è un piccolo capolavoro.

Sì, Salvatore Giannella è un abilissimo scrittore e Carlo Pedretti è il numero uno al mondo per quanto riguarda Leonardo Da Vinci. Sono stati entrambi molto gentili e, tutto sommato, coraggiosi, a voler intervenire nella discussione d’una tesi così azzardata qual è quella che propongo nel mio libro.

Dunque ammetti di giocare d’azzardo?

Certo, tengo ben presente il celebre detto di Carl Sagan, che tesi estreme necessitano di prove estreme. Eppure credo che il mio libro andava scritto, perché, pur nella sua bizzarria, può provocare un dibattito su certi argomenti poco conosciuti e poco studiati in Italia. Inoltre, il fatto che da 35 anni vivo fra Hong Kong e la Cina, lavorando, studiando e collezionando arte orientale, mi pone in una posizione privilegiata rispetto a certi storici nostrani che non sono in grado di valutare questi due mondi paralleli, eppure così simili.

Quali sarebbero questi argomenti poco conosciuti?

Sono molti. Per esempio il fenomeno della tratta di schiave orientali dalla Crimea all’Italia, un fenomeno assai diffuso sino al 1453, anno della caduta di Costantinopoli. Oppure, certe caratteristiche orientali di Leonardo, nel suo stile e nel suo modo di vivere, come il vegetarianismo, lo scrivere con la mano sinistra, la sua passione per l’Oriente, il disprezzo che doveva nutrire nei confronti del padre, Ser Piero Da Vinci e l’amore per la madre, Caterina, amore così forte che lo portò, una volta vedova e malata, a chiederle di seguirlo a Milano, ove poi lei morì.

Davvero Caterina morì a Milano?

Certo, pochi sanno che è stato trovato ciò che può essere definito il suo certificato di morte, nel Archivio di Stato di Milano. Questo conferma che la lunga nota di spese per il funerale di Caterina, che troviamo nel Codice Forster II di Leonardo, si riferisce davvero a sua madre, come Sigmund Freud, in un suo celebre saggio, aveva intuito.

E i nostri critici militanti come prenderanno queste tue eccentriche tesi?

Eccentriche forse lo sono, ma non campate in aria. E, credimi, dire qualcosa di originale su Leonardo, con più di 100 nuovi libri su di lui pubblicati ogni giorno nel mondo, non è facile impresa.Ebbene, credo che i nostri critici aperti al nuovo, come Vittorio Sgarbi, per intenderci, lo valuteranno per i suoi meriti e per i suoi demeriti, tenendo ben presente che lo studio di Leonardo è una sorta di “lavoro in corso” per via dei nuovi documenti e dei nuovi dati che affiorano ogni anno. I cattedratici, invece, neppure lo prenderanno in considerazione, ma, tutto sommato questo mi consola, perché anche Leonardo – che non conosceva il latino e il greco – sopportò in silenzio il disprezzo dei dottori del suo tempo, troppo occupati a chiosare Aristotele e Cicerone per dar retta a lui, che, come scrisse il visionario scritto russo Dmitrij Merezkovskij fu uno ‘che si svegliò quando tutti gli altri dormivano.’.

 

Intervista di Andrea Bettinelli Dal Cin

 

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