CUBA: LA NUOVA MECCA DELL’IMPRENDITORIA ITALIANA/ A ROMA IL SEMINARIO DELLA CIM

 

ROMA\ aise\ – Undici milioni di abitanti, concentrati per lo più a L’Avana, Santiago e Holguín, ed oltre sei milioni di turisti, sempre più orientati a lasciarsi affascinare dalle spiagge, dalle città coloniali, dalla cultura e dall’ambiente. È 8cubala nuova fotografia di Cuba, paese che grazie alle recenti aperture politiche e sociali, suggellate dalle visite del Papa e di Obama, si presenta come la nuova Mecca per gli investitori internazionali.  Un quadro a tinte rosee emerge dall’incontro su Cuba promosso a Roma dalla Confederazione italiani nel mondo (Cim), l’organizzazione che si presenta come una sorta di“Confindustria dell’emigrazione” grazie ai tanti imprenditori oriundi italiani che associa.  “Il boom del turismo sta caratterizzando la più recente attività legislativa cubana, orientata asostenere questo settore di traino per l’economia nazionale”, evidenzia Angelo Sollazzo, presidente della confederazione. “Servono case, hotel, ristoranti, perché la crescita del comparto è inarrestabile. E l’Italia può giocare un ruolo di primo piano grazie a radicati rapporti di lavoro con l’imprenditoria cubana”. La Cim, presente nell’isola caraibica sin dagli anni Novanta, elenca i settori che offrono le maggiori chances per i nostri imprenditori: le costruzioni, l’agroalimentare, la moda e la ricettività. “C’è un’assoluta necessità di ampliare l’offerta alberghiera, dal momento che buona parte dei turisti, i più numerosi sono i ricchi canadesi, è intercettata da cittadini che s’improvvisano affittacamere”, spiegano alla Cim. “L’esigenza globale è di 53mila camere alberghiere, di cui 12mila da realizzare entro il 2016. Un altro piano prevede 10mila ‘case di protocollo’ all’anno per dieci anni, cioè ville di 7-8 stanze per uso turistico”.  Non manca l’esigenza di opere pubbliche, ospedali, scuole, autostrade. “Ma in questo segmento, da qualche anno, si partecipa a gare pubbliche dal momento che hanno fatto il loro ingresso gli organismi internazionali, come la Bei”, spiegano alla Cim. “Gli imprenditori edili possono contare su manodopera locale qualificata, mentre in genere vengono dall’estero le maestranze, cioè geometri, capi cantiere e capi impiantistica. Ferro e cemento locali sono di qualità eccelsa, i manufatti vanno invece importati”.  Per l’agroalimentare, Cuba guarda principalmente all’Italia: pasta, olio, vino, pomodoro e formaggi i generi più richiesti.  “Il modus operandi è l’impresa mista tra imprenditoria locale e straniera, con la possibilità, per noi, non solo di esportare i prodotti rientranti nell’accordo, ad esempio piastrelle o rubinetterie, ma anche di gestire il progetto, il piano industriale e la gestione operativa – continua Sollazzo. E la tassazione? “Massimo al 25 per cento e, grazie ad un accordo del 1990, non c’è doppia tassazione tra Italia e Cuba – conclude il presidente della Cim. (aise

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